1. Business Angel

Questa categoria di investitori, detti angel investor o investitori informali, fa riferimento a persone che posseggono denaro e vogliono investirlo in progetti di startup che per vari motivi ritengono interessanti.

Le ragioni che portano un business angel a volere investire in un determinato progetto sono diverse.

Ne accenno giusto qualcuna: credono nel progetto, hanno interesse in una particolare tecnologia, sono spesso imprenditori e non riescono proprio a star lontani da nuove opportunità di business.

Quando farvi ricorso: principalmente nella fase seed del progetto.

Pro: sono di più facile approccio, hanno tempistiche di analisi minori del vostro business, oltre a “metterci” i soldi saranno i vostri primi supporters e mentors.

Contro: investimenti limitati, possono rivelarsi un limite se la startup dovesse crescere rapidamente e sono necessari ulteriori aumenti di capitale.

2. Banche

Inserisco questa categoria per dovere di cronaca. Al momento conosco una sola startup italiana che ha ottenuto un finanziamento da una banca e perlopiù in fase di early-stage.

Aggiungo poi, che anche dopo qualche bilancio consolidato, perfino ottenere linee di credito da una banca per una startup (ma vale anche per molte e piccole imprese) non è affatto facile.

Quando farvi ricorso: nella fase di seed o very early-stage del progetto per chiedere perlopiù prestiti personali da usare per la vostra startup. Naturalmente la banca si vorrà tutelare e vi chiederà garanzie specifiche. Esempio: un’ipoteca sulla vostra casa o una fidejussione da parte di un terzo.

Pro: piccole linee di credito, anche attraverso una carta di credito, per sostenere le spese iniziali del progetto sono relativamente facili da ottenere.

Contro: i tassi d’interesse spesso possono essere elevati (guardate sempre al TAEG). Il gioco, tempi per ottenere una piccola linea di credito e tassi elevati, già di per sé dovrebbe scoraggiare i più.

3. Finanziamenti pubblici

Per l’imprenditoria giovanile e startup ci sono diversi finanziamenti pubblici disponibili.

Quando farvi ricorso: varia a seconda dello specifico bando. Ci sono finanziamenti pensati per progetti che ancora sono sulla carta, altri per startup più mature.

Pro: molti dei finanziamenti sono a tassi agevolati e, talvolta, con una percentuale dell’importo erogato a fondo perduto.

Contro: limiti di varia natura. Esempio: i fondi spesso sono destinati a specifiche aree (regioni o province) in cui è richiesta la residenza e la costituzione dell’entità legale. Burocrazia talvolta elevata e altre brutture tutte italiane.

4. Venture Capital

Tra come finanziare una start-up quella del Venture Capital è la forma che va per la maggiore e una delle migliori.

I Venture Capital per loro natura investono in progetti ad alto rischio di fallimento (una media di circa 4 su 5 fallisce), ma quando solo uno di questi progetti ha successo, la sua exit, è tale da ripagare il venture per tutti gli altri progetti falliti.

I Venture acquisiscono, quando scelgono di finanziare progetti di startup, quote della start-up stessa e spesso mettono a disposizione anche competenze a livello operativo: manageriali, tecniche, pubbliche relazioni e così via.

I Venture puntano sempre su progetti di startup con team solidi, mercati ampi, prodotti o servizi che hanno già metriche consolidate e scalabili.

Quando farvi ricorso: quando il focus del vostro progetto è in linea col focus di investimento del Venture. Ogni venture interviene in specifiche fasi di vita della startup, dal seed al growth.

Pro: esperienza nel business ovvero supporto e guida (specie se siete giovani e non avete esperienza nel mondo del lavoro/imprenditoriale) in varie aree: dal financial management all’HR, ma anche in altre attività chiave, come il legale o fiscale. Vi offrono inoltre connessioni nel mondo della business community, il che non guasta mai.

Contro: maggiore è l’iniezione di denaro e competenze nella vostra startup maggiore sarà la perdita di controllo sulla vostra società.

In alcuni casi il controllo sulla vostra società potrebbe anche andare al di sotto del 50%. Tradotto: non siete più padroni della startup che avete fondato.

5. Crowdfunding

Nel come finanziare una start-up rientra a tutti gli effetti il crowdfunding.

Ti ricordo solamente le differenze tra le due principali forme di crowdfunding:

  • Reward Crowdfunding ovvero in cambio di un contributo economico da parte di coloro che sostengono il tuo progetto, prometti una “ricompensa” che potrebbe, ad esempio, essere l’accesso in anteprima ai tuoi servizi.
  • L’Equity Crowdfundingè invece una modalità di finanziamento per startup che permette di raccogliere capitali a fronte della cessione di quote della tua società.

Quando farvi ricorso: personalmente la ritengo un’alternativa più che valida in fase di seed -per il reward crowdfunding-, ma anche in fase di growth della startup, specie con riferimento all’equity crowdfunding.

Pro: è possibile raccogliere fondi tra gli “entusiasti” per un particolare tipo di prodotto o servizio che sarà poi sviluppato in seguito. Per le startup con un business già consolidato, quella dell’equity crowdfunding, potrebbe essere anche un’utile alternativa al Venture. Inoltre, spesso il crowdfunding si rileva un ottimo test per valutare il prodotto/servizio sul mercato di riferimento.

Contro: gli attuali costi di una campagna di crowdfunding possono essere elevati e si deve ponderare con molte attenzione la piattaforma di crowdfunding che si sceglierà come partner.

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